1945

"Shoah"

Gli Alleati proseguono l’avanzata verso la Germania e il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa arriva ad Auschwitz. Il mondo intero viene a conoscenza dei crimini commessi dai nazisti nei campi di concentramento e sterminio. Da quel momento si scopriranno decine di campi simili. Uno dei primi ad entrare in funzione per prigionieri politici fu quello installato a Dachau nel 1933, due mesi dopo la conquista del potere da parte di Hitler.

Senza processo né giudizio gli oppositori venivano reclusi, lasciati morire o soppressi. Solamente nel periodo da noi preso in considerazione si calcola che più di sei milioni di persone (fra le quali 1,5 milioni di bambini) siano state eliminate nelle camere a gas e bruciate nei forni crematori solamente perché ebrei, zingari, testimoni di Geova, disabili, malati di mente, omosessuali o di altra fede politica: shoah (strage) che non trova confronti nella storia.

Anche la coraggiosa principessa Mafalda di casa Savoia è tra le vittime a Buchenwald. L’intenzione di scatenare lo sterminio era saldamente radicata nelle ossessioni hitleriane e perfezionata a tavolino dai suoi aiutanti Himmler e Heydrich. Lo ster8 minio degli ebrei, agli occhi di Hitler, avrebbe garantito che la Germania non sarebbe mai stata vinta da una coalizione mondiale.

Purtroppo ogni secolo ha il suo Erode, il suo Nerone, il suo Attila, il suo Rasputin, il suo Stalin, il suo Hitler e il suo Bin Laden.

Anche oggi non mancano le esortazioni di Mahmoud Ahmadinejad per convincere gli iraniani ed il resto del mondo sulla giusta causa di cancellare dalla faccia della terra il popolo israeliano. Ma il grave è, come nel caso nazista, che folle entusiaste di suoi fedeli lo acclamino e si preparino militarmente pronti a sacrificarsi mentre gli Stati europei, e non, stiano a guardare e non provvedano a neutralizzarlo prima che compia la strage annunciata. Altro chiaro segno che la Storia si ripete.

Testimonianze

Gli anni dell’ultimo conflitto mondiale sono fonte inesauribile di storie, individuali e collettive, dalla valenza universale

è quanto afferma l’ottuagenario Carlo Lizzati, cineasta sensibile, regista di film storici quali Achtung! Banditi!; L’oro di Roma,Mussolini l’ultimo atto; Hotel Meina. Innumerevoli sono i libri che trattano i vari risvolti del conflitto mondiale ma indubbiamente i testi che riguardano lo sterminio programmato sono quelli che destano il maggior interesse.

Mi piace qui ricordare Achtung! Dachau: il dolore della memoria, il libro di Beppe Berruto e del prof. Valerio Morello ed. Il Punto, 2002. Beppe, mio compagno alle elementari, deportato e per buona sorte tornato a fine guerra, ha testimoniato personalmente la sua esperienza fino a qualche giorno prima della sua scomparsa avvenuta nel marzo 2004. Anche l’amico Alessandro Roncaglio ha descritto la sua esperienza di internato con il papà a Mauthausen nel libro 106 giorni. Un ragazzo di 17 anni a Mauthausen, ed. Lighea, None, 1991 (indimenticabile la descrizione del momento in cui viene separato per sempre dal papà).

Esistono più di 4mila disegni, centinaia di poesie e di scritti che sono diventati un monumento alla memoria dei 15mila bambini ed adolescenti imprigionati nella fortezza di Theresien e trucidati ad Auschwitz.

Solo cento fecero ritorno.

Va qui detto che le notizie riguardanti lo sterminio raccontate dai sopravvissuti al loro rientro in Italia erano di tale atrocità da risultare incredibili. In un primo tempo si pensava (o si sperava) fossero esaltate dai reduci in vena di protagonismo. E’ significativo il fatto che le 2500 copie del libro di Primo Levi Se questo è un uomo edite da De Silva nel 1947 rimasero parzialmente invendute (oggi i bibliofili sono disposti a pagarle a peso d’oro!) Solamente nove anni dopo Se questo è un uomo e La tregua conobbero la giusta diffusione.

Dovreste leggere almeno le prime venti pagine del secondo capolavoro. Se poi avrete l’occasione di visitare un campo di concentramento, vivrete un’esperienza indimenticabile.

Bruno Betta, già preside dell’Istituto Magistrale di Trento, con all’attivo duecento pubblicazioni, nel suo libro 3653 giorni tra umano e disumano ed. TEMI, 1992, rievoca, con grande lucidità, il conflitto mondiale e la vita nei lager.

Giornata della memoria

Dall’anno 2001, per legge dello Stato, il 27 gennaio è Giornata della memoria in ricordo della persecuzione, dello sterminio del popolo ebraico, dei deportati militari e politici che hanno subito prigionia e morte. A Torino la commemorazione ufficiale avviene presso la lapide del cimitero monumentale. Quel giorno padre Ruggero presenziò alla prima celebrazione e guidò il corteo delle autorità e degli intervenuti per quello che definì pellegrinaggio per momenti di preghiera e raccoglimento nei luoghi significativi del cimitero monumentale.

Quando si giunse all’ingresso del campo riservato agli israeliti, ed anche qui furono poste corone di fiori, prese la parola il rabbino capo della comunità di Torino, rav Alberto Moshe Somekh, egli indicando la grande lapide sulla quale sono incisi tanti nomi, disse:

«Il loro nome è tutto quanto resta a significare il loro passaggio su questa terra. Non una tomba sulla quale posare un fiore, una fotografia, nulla è rimasto di loro».

Poi proseguì:

Ma questi sono i fortunati perché grazie alle testimonianze sappiamo come è avvenuta la loro fine. Di tantissimi altri non c’è traccia, neanche del nome, come se non fossero mai esistiti!

Meditando queste parole penso che dobbiamo essere più che mai grati a chi si è prestato a testimoniare per trasferire alle nuove generazioni la realtà di quanto effettivamente successo.

Museo della Shoah

È del luglio 2008 la notizia che si farà il Museo della Shoah a Ferrara e dal 2011 sarà il punto di riferimento italiano per la storia dell’ebraismo e per la documentazione della più grande tragedia del secolo. È pensata per l’organizzazione di attività didattiche, manifestazioni, convegni e mostre.

Ultime bombe su Torino

Il 7 marzo 1945 la III armata americana entra in Germania e, un mese dopo, esattamente il 5 aprile, cadono le ultime 135 bombe sulla città: danni alla stazione Torino smistamento. In effetti nei giorni successivi le sirene suonarono ancora cinque volte per incursioni che non fecero registrare danni significativi.

La nostra città è stata la prima ad essere bombardata e forse anche l’ultima.

Le vittime a seguito delle incursioni aeree sono state 2069 e 2695 i feriti, per la maggior parte civili. Gli scomparsi riposano nel cimitero monumentale vicino al Campo della Gloria, dedicato ai caduti della Re9 sistenza e alle vittime dei campi di sterminio. Cinquantaquattromila risultarono le abitazioni distrutte o danneggiate (più di un terzo del patrimonio abitativo).

Tutti i vetri delle finestre erano stati infranti dallo spostamento d’aria delle bombe dirompenti. La Mole Antonelliana, simbolo della città, esce indenne dai bombardamenti. (Nel corso della sua lunga storia sono da segnalare la sostituzione con una stella della statua alata del Genio strappata da un nubifragio nel 1902 e il crollo della guglia a seguito di un tornado del maggio 1953).

Ventiseimila alberi dei nostri bellissimi corsi erano andati perduti per riscaldare le case nei gelidi inverni. Dei 2.154 aerei alleati che hanno compiuto le cinquantasei incursioni solo quindici sono stati abbattuti dalla contraerea: un altro segno della inadeguata preparazione alla guerra.

P.G.R.

Desidero sottolineare un interessante risvolto riguardante l’attaccamento dei torinesi a quella che hanno sempre considerato la loro protettrice: la Madonna Consolata. Se andate a visitare il Santuario ancora oggi potrete osservare quanti quadri ex-voto appesi nell’ala destra riguardano appunto i bombardamenti.

Mi risulta che quelli esposti sono solo una piccola parte delle testimonianze di persone che ritengono di essere uscite miracolosamente illese da situazioni di grave pericolo; altre volte perché è stata preservata la casa, magari per l’inspiegabile mancata esplosione di una bomba, oppure per un incendio spentosi spontaneamente.

Tutti sono firmati, datati e siglati P.G.R.: per grazia ricevuta. Personalmente ricordo con nostalgia quanto questi semplici quadretti mi abbiano sempre affascinato!

Liberazione

Riprendendo il nostro percorso storico a tappe possiamo dire di essere giunti all’atto finale dell’attività dei Comitati di Liberazione Nazionale iniziata l’8 settembre 1943. Infatti pochi giorni dopo lo sciopero generale di metà aprile insorge Genova e il 25 aprile 1945 insorgono Milano e Torino.

All’ordine in codice: «Aldo dice 26 X 1» (attaccare all’una dopo mezzanotte del giorno 26) le bande armate, dislocate nella cintura della città, entrano in Torino e, in tre giorni di combattimento strada per strada, la liberano anche dalle ultime sacche di resistenza (i cecchini).

Gli operai armati presidiano gli stabilimenti. La popolazione esulta e accoglie festosamente i partigiani. Alle finestre appaiono le bandiere tricolore. Nella notte tra il 27 e 28 aprile i tedeschi lasciano Torino come convenuto tra il CLN e il comandante Ernst Schlemmer, accordo stipulato con la mediazione del cardinale arcivescovo della città mons. Maurilio Fossati.

Le truppe alleate della V Armata arriveranno al 3 di maggio in una città totalmente sotto il controllo dei partigiani.

Partigiani coinvolti

Per la liberazione della Patria dal nazifascismo si sono impegnati più di 300mila partigiani e circa 125mila patrioti (civili in aiuto ai partigiani). I caduti sono stati 35521; gli invalidi e mutilati 21168. Oltre 500 i decorati di medaglia d’oro. Va detto che anche molte donne hanno partecipato attivamente alla Resistenza e giustamente sono state menzionate in molte occasioni.

I dati storici sono significativi: 35mila partigiane combattenti; 4653 arrestate o torturate; 2900 fucilate o cadute in azioni; 2750 deportate; 16 medaglie d’oro; 17 medaglie d’argento tutte al valor militare. Il libro di Renata Viganò L’Agnese va a morire ed. Einaudi, 1949, è stato definito il più bel testo pubblicato in Italia sulla Resistenza. Le stragi naziste perpetrate in Italia durante la Resistenza hanno prodotto 15mila vittime civili. Mai tante nella nostra Storia!

Fine del Fascismo

Il 27 aprile 1945 Mussolini è catturato dai partigiani sulla strada del lago di Como mentre tenta di espatriare, nascosto su un camion, travestito da tedesco.

Il giorno successivo viene giustiziato a Giulino di Mezzera, poco distante dal luogo dove era stato arrestato. Con lui perdono la vita Claretta Petacci e i gerarchi fascisti che li accompagnavano.

I loro corpi, trasportati a Milano, sono esposti, appesi, in piazzale Loreto nello stesso luogo dove, nell’agosto del ’44, erano stati esposti i corpi di 15 ostaggi fucilati dai fascisti. Perdono la vita pure gli attori più famosi della Repubblica di Salò Osvaldo Valenti e Luisa Ferida.

L’era fascista durava da 23 anni. E’ stata una fine inevitabile nell’abisso in cui eravamo finiti per vanità, ideologia e incapacità militare.

Fine del Nazismo

Il 30 aprile Adolf Hitler ed Eva Braun si suicidano nel bunker della Cancelleria di Berlino. Due giorni dopo le truppe sovietiche entrano in Berlino. Gobbels e altri gerarchi nazisti si tolgono la vita. Gli altri saranno processati a Norimberga; il processo inizierà il 20 novembre, durerà 315 giorni; 300mila saranno le dichiarazioni sentite per giudicare i 22 principali responsabili di una delle maggiori catastrofi della Storia.

Forse pochi sanno che durante la prima guerra mondiale nella battaglia della Somme una granata inglese centrò una trincea tedesca uccidendo la gran parte dei soldati presenti. Per una "fatale combinazione" uno di quei soldati se la cavò con una semplice scheggia in faccia. Sopravvisse per scatenare un'altra guerra. Si chiamava Adolf Hitler: fortunato lui, sfortunato il mondo.

Resa dei Tedeschi in Italia

Il 2 maggio avviene la resa delle truppe tedesche in Italia.

A Torino quattro giorni dopo tutte le formazioni par10 tigiane si riuniscono in piazza Vittorio Veneto alla presenza degli ufficiali alleati le cui truppe erano state festosamente accolte dalla popolazione in una città già sotto il controllo del CLN piemontese.

La piazza "porticata" più grande d’Europa stenta a contenere la gran folla (di tale avvenimento sono testimone oculare). Cessato lo stato di emergenza durato sette mesi, avviene la smobilitazione delle formazioni partigiane con l’obbligo della consegna delle armi nelle caserme e ai carabinieri. Si costituisce l’ANPI l’associazione nazionale dei partigiani d’Italia.

Fine del conflitto mondiale

Il 7 e 8 maggio 1945 a Reims e a Berlino viene firmata la resa incondizionata della Germania: tale atto determina la fine delle ostilità in Europa. Alle ore 23,01 cessano tutte le attività militari delle residue forze tedesche. Due navi da trasporto affondate durante la giornata sono l’ultimo atto di guerra del III Reich. Ma il Giappone resiste ancora e sacrifica i suoi giovani kamikaze (vento divino) in una disperata reazione finale.

Quasi quattromila aviatori tra i 17 e 28 anni si suicidano lanciandosi sull’obbiettivo con la loro bara volante carica di esplosivo infliggendo gravi perdite al nemico. Mitici nella battaglia di Okinawa, ammirati per il loro coraggio ma sacrificati a una causa persa! Il 14 luglio 1945 l’Italia dichiara guerra al Giappone (certamente ricordate che anche il Giappone era nostro alleato).

Il 6 agosto 1945 gli americani sganciano la prima bomba atomica su Hiroscima e, tre giorni dopo, la seconda su Nagasaki. Ha inizio l’era atomica. La Stampa del 25 maggio 2008 con l’articolo "Il fungo atomico" così descriverà l’avvenimento:

Il 6 agosto 1945 alle 8,16 (ora locale) Little Boy, la prima bomba atomica ad essere utilizzata in un conflitto militare, esplose nel cielo di Hiroscima ad una altitudine di 576 metri con una potenza pari a 12500 tonnellate di tritolo. Little Boy provocò, circa 130mila morti e oltre 177mila persone sfollate. Nonostante ciò i giapponesi non si arresero e gli americani decisero di lanciare una seconda bomba su Nagasaki il 9 agosto.
Le due bombe distrussero le città provocando complessivamente oltre 210mila morti. Nel corso dei decenni i sopravvissuti ed i loro discendenti hanno continuato a subire i devastanti effetti della contaminazione radioattiva: nel 2002 gli hibakusha (i colpiti dalle radiazioni), nonostante i 57 anni trascorsi, erano ancora 285mila.

Il 2 settembre 1945 nella rada di Tokio, a bordo della corazzata Missouri, il Giappone firma l’atto di capitolazione.

Consuntivo

Termina così la seconda guerra mondiale iniziata il 1° settembre 1939 con l'invasione della Polonia da parte delle forze armate tedesche: esattamente sei anni prima. La più imponente e sanguinosa guerra nella storia dell'umanità ha impegnato settanta milioni di combattenti dei quarantatre paesi belligeranti, ha causato la morte di più di 24 milioni di militari e 31 milioni di civili con danni incalcolabili.

La Prima guerra mondiale (1914-1918) aveva mobilitato più di 67 milioni militari appartenenti a 15 diversi paesi. Nei combattimenti persero la vita più di 8 milioni di soldati. I civili furono meno coinvolti.

Fine della monarchia

Il 9 maggio 1946 Re Vittorio Emanuele III abdica in favore del figlio Umberto II con la stessa formula usata da Carlo Alberto nel 1849. Lo stesso giorno lascia per sempre l’Italia da Napoli a bordo dell’incrociatore Duca degli Abruzzi. Si spegnerà in Alessandria d’Egitto l’anno successivo.

Il 2 giugno 1946 gli italiani sono chiamati alle urne per il Referendum: Monarchia o Repubblica? La partecipazione al voto è dell’89%. 12.182.000 italiani vogliono la Repubblica; gli altri 10.362.000 la Monarchia.

Scompare lo scudo sabaudo dal centro della bandiera tricolore e da allora per noi italiani il 2 giugno sarà il giorno della Festa della Repubblica. Il 13 giugno 1946 Umberto II lascia l’Italia dove ha regnato per 33 giorni. Morirà in esilio nel 1983. Ha così fine la dinastia dei Savoia che durava da più di 900 anni. Le loro proprietà passano allo Stato.

Dovranno trascorrere decine di anni prima che tali patrimoni vengano utilizzati per la comunità come avverrà con il restauro della reggia di Venaria e delle residenze sabaude piemontesi.

Trattato di pace

A Parigi il 10 febbraio 1947 si firma il trattato di pace tra gli Alleati e l’Italia. L'Italia, benché dopo l'8 settembre del '43 fosse considerata cobelligerante, viene trattata come nazione sconfitta.

Oltre alla perdita di tutte le colonie deve cedere anche porzioni di territorio nazionale: alla Francia quasi tutta la Valle Roia; in Val di Susa la cima del monte Chaberton, porzione del comune di Claviere, parte della Valle Stretta con il Colle della Scala e parte del Colle del Moncenisio; in Valle d’Aosta il Colle del Piccolo San Bernardo.

Alla Jugoslavia va quasi tutta la Venezia Giulia ad eccezione di una striscia di territorio larga pochi km comprendente Trieste e parte della città di Gorizia. L’Italia deve altresì corrispondere agli Alleati i danni di guerra.

Ultime "esecuzioni"

Il 4 marzo 1947, all’alba di una nebbiosa giornata, al poligono di tiro di Basse di Stura alla periferia di Torino, sono tradotti davanti al plotone di esecuzione tre assassini resisi colpevoli dell’eccidio di 10 persone commesso il 20 novembre di due anni prima nella cascina Simonetto a Villarbasse.

Sono gli ultimi condannati a morte in Italia; infatti l’articolo 27 della Nuova Costituzione abolirà la pena capitale dal primo gennaio dell’anno successivo. Ad assisterli è presente padre Ruggero, cappellano delle carceri (che ho avuto il privilegio di conoscere e di cui ho raccolto testimonianze in libri editi a cura dell'associazione Nessun uomo è un’ isola stampati dalla Grafica Nizza).

Il frate francescano li aveva "preparati" come aveva precedentemente assistito altri sessantanove giovani durante la Resistenza e nel primo dopoguerra.

Secondo i dati forniti nel 2006 da Amnesty International erano ancora sessantanove i paesi nel mondo che mantenevano la pena di morte per un totale di 1591 esecuzioni appunto nel 2006; la gran parte avvenute in Cina per la quale i dati reali erano certamente superiori a quelli denunciati: potrebbero essere stati ottomila

Italia democratica

Il 22 dicembre 1947 viene approvata la Cosituzione della Repubblica Italiana, documento contenente 139 articoli che sarebbe opportuno venisse letto e approfondito in quanto si tratta del complesso delle norme che stabiliscono gli ordinamenti dello Stato, i suoi poteri, i diritti e i doveri dei cittadini; in altre parole, è il fondamento della vita politica e sociale dell’Italia repubblicana.

Esso vieta la ricostituzione del partito fascista e l’art. 11 recita:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali...

Il 25 marzo 1957 a Roma, in Campidoglio, i rappresentanti di sei paesi europei (Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda, e Lussemburgo) firmeranno con iTrattati di Roma l’atto di nascita della Comunità Economica Europea: la CEE. Sarà l’inizio di un cammino non ancora concluso a mezzo secolo di distanza.

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