1941
Battaglie navali
Nove febbraio: data tristemente nota ai genovesi poiché in quel giorno subirono un massiccio bombardamento dal mare da parte di navi inglesi partite e ritornate a Gibilterra assolutamente inosservate dalla nostra aviazione e dalla flotta già duramente provata qualche mese prima dall’attacco di aerosiluranti inglesi che, nel porto di Taranto ci affondarono due corazzate, ne danneggiarono una terza, un incrociatore e due cacciatorpediniere.
Tra il 27 ed il 28 marzo a Capo Matapan, nel Mediterraneo
orientale, la flotta britannica, in piena notte
avvantaggiata dall’impiego del radar e dal fatto che i
nostri messaggi cifrati venivano decodificati, affonda
tre nostri incrociatori, due cacciatorpediniere; danneggia
la corazzata Vittorio Veneto
e due caccia.
Un anno nero per la Regia Marina Italiana. Invece fin dalle prime fasi della guerra, anche sui mari i tedeschi dominano incontrastati infliggendo gravi perdite al nemico con i sommergibili: gli UBoot.
Tuttavia anche nel campo navale non sono mancati
atti eroici dei nostri militari che hanno procurato ai
protagonisti la massima onorificenza personale o collettiva
come nel caso del sottomarino "Scirè" il cui
equipaggio ben addestrato e specializzato è stato protagonista
di arditi attacchi nei porti di Gibilterra ed
Alessandria d’Egitto. In quello portato a termine nella
notte del 18 dicembre 1941 gli "incursori" a cavalcioni
su siluri a lenta corsa, i maiali
, affondano due
corazzate inglesi la Valiant
e la Queen Elizabeth
e colpiscono duramente tre altre navi.
Nella notte di San Lorenzo dell’anno successivo il temibile
fiore all’occhiello della nostra Regia Marina
viene attaccato ed affondato con tutto l’equipaggio.
Quarantadue salme saranno ricuperate nel settembre
del 1984 dagli uomini della nave Anteo
che, con la
stessa operazione, arricchiranno il museo navale di La
Spezia della torretta del battello medaglia d’oro così
motivata:
Spietatamente aggredito, scompariva in
acque nemiche, chiudendo così gloriosamente il suo fulgido
passato di guerra
. 28 aprile 1943.
Sconfitte
Sul fronte libico nel gennaio del ’41 Tobruk e le installazioni
aeronavali dell’omonima baia cadono in
mano inglese. Con l’aiuto dell’Afrikakorps agli ordini
del mitico generale tedesco Erwin Rommel riprendiamo
la strategica posizione ma la riperdiamo a fine
anno con i 27mila uomini in gran parte della divisione
Sirte
.
In Etiopia Amedeo duca d’Aosta e i suoi soldati si arrendono dopo la disperata difesa all’Amba Alagi. Il principe morirà l’anno successivo prigioniero a Nairobi. Anche l’oasi di Giarabub la perdiamo a marzo, la riconquistiamo a luglio per abbandonarla definitivamente a novembre con gravi perdite umane.
Altra
dura battaglia l’affrontiamo nell’ottobre del ’42 in
Egitto a El Alamein ove scompaiono alcune delle migliori
unità italiane, tra cui la divisione corazzata
Ariete
e la divisione paracadutisti Folgore
.
Nel maggio del ’43 abbandoniamo la cosiddetta
quarta sponda
. Va qui riconosciuto il valore dei nostri
soldati i quali, forse proprio perché mal equipaggiati
e peggio guidati, hanno combattuto eroicamente
e versato tanto sangue al punto tale che, in molti casi,
al momento della resa, il nemico - schierato sull’attenti -
ha reso loro l’onore delle armi.
Mentre, per
quanto riguarda i nostri alleati tedeschi, più che le
forze in campo, a causare la sconfitta della formidabile
armata corazzata Afrikakorps del generale Erwin
Rommel (soprannominato la volpe del deserto
), è
stata la mancanza di carburante.
I bombardamenti sui depositi sono stati determinanti
per l’esito finale.
Operazione Barbarossa
Mentre nel Mediterraneo, in Grecia, Libia, Somalia, Etiopia, Egitto succedevano i fatti accennati nei precedenti capoversi, importanti operazioni militari si stavano delineando ai confini con la Russia. Infatti nel giugno del ’41 Hitler, malgrado avesse concordato un patto di non aggressione con Stalin invade l’Unione Sovietica convinto di vincere prima che giunga l’inverno.
L’operazione, denominata Barbarossa
,
inizia il 22 giugno (il giorno prima dell’anniversario
dell’invasione napoleonica del 1812).
Il duce, anche se il fuhrer ci considera una palla al piede, invia immediatamente il CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) per dimostrare che, malgrado gli insuccessi in Grecia ed in Africa, le nostre truppe sono pronte ad affrontare nuovi nemici. (Mussolini aveva coniato il detto: «Molti nemici molto onore»).
La potenza
dell’esercito tedesco è tale che in cinque mesi i
suoi carri armati arrivano a 20 km da Mosca. Già riescono
a vedere le torri del Cremlino e i campanili policromi
delle chiese ortodosse.
A metà ottobre del
1941 gran parte dei moscoviti sono ormai certi che la
città stia per capitolare.
Pearl Harbor
Intanto, il 7 dicembre 1941, avviene il proditorio attacco nipponico a Pearl Harbor. I giapponesi, per garantirsi la supremazia nell’Asia meridionale e isole del Pacifico, senza dichiarazione di guerra, con un improvviso attacco aereo durato due ore, mettono fuori combattimento 18 navi americane (cinque sono le corazzate affondate) e 188 aerei.
Più di duemila e quattrocento i morti; quasi milleduecento i feriti. Il giorno successivo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna dichiarano guerra al Giappone. Quattro giorni dopo l’Italia e la Germania dichiarano guerra agli Stati Uniti.
Con il coinvolgimento di quindici nuove Nazioni i paesi belligeranti salgono a quarantatré. Si apre un altro vasto teatro di operazioni militari: quello del Pacifico. Il conflitto è ora veramente mondiale.
