1943

Preghiere - previsioni

Il 23 gennaio 1943 i torinesi si trovano al Santuario della Consolata e, in processione, implorano la protezione della Madonna sulla città. Le penose notizie dai fronti di guerra, i bombardamenti, lo sfollamento, la fame e il freddo condizionano sempre più negativamente la vita dei cittadini. L’ordinanza prefettizia del 18 aprile che vieta di uccidere i gatti per l’utilizzazione delle pelli, dei grassi e delle carni la dice lunga sulle carenze di cui soffrono i torinesi: disagi che dovranno ancora essere sopportati per più di due anni.

Chi valuta realisticamente la situazione si rende conto che la guerra è perduta; anche se la propaganda fascista sostiene il contrario. Le capacità produttive dell’Italia, mancante delle principali materie prime, sono scarsissime. L’industria americana produce indisturbata mezzi e armi in enorme quantità che riversa sui fronti senza parsimonia.

Le nostre truppe vanno all’assalto con vecchi fucili e poche cartucce, se non addirittura all’arma bianca (baionetta inastata sul fucile). Anche la propaganda nemica fa la sua parte: in tutta segretezza si ascoltano le trasmissioni clandestine e, alle nove della sera, le notizie di Radio Londra precedute dalle note della Vª Sinfonia di Beethoven; tre punti ed una linea: la V del segnale morse; il segno della Vittoria per gli inglesi.

Dal 5 al 18 marzo a Torino e nelle fabbriche del nord scioperano gli operai per la prima volta ufficialmente contro il carovita; in effetti l’agitazione che coinvolge 100mila persone assume carattere di protesta popolare contro la guerra. Immediata la reazione delle autorità: decine di arresti solo nel Torinese, ma gli scioperi si ripeteranno fino alla vigilia della Liberazione.

Americani in Sicilia

Neutralizzate le capacità reattive delle nostre forze terrestri ed aeree con intensi, sistematici bombardamenti, spezzonamenti, mitragliamenti senza troppa difficoltà il 10 luglio 1943 le truppe alleate sbarcano in Sicilia premurosamente accolte dalla popolazione.

Significative le foto dell’avvenimento che probabilmente avrete avuto occasione di vedere: soldati americani dalle caratteristiche divise ripresi nell’atto di ricevere indicazioni dai contadini; altri seduti su grandi carri armati mentre distribuiscono tavolette di cioccolato, chewing-gum e sigarette Luchy Strike a due ali di folla festante. A trentasei giorni dallo sbarco l’intera Sicilia è in mano alleata.

Cambia il governo

25 luglio 1943: è la data che segna la fine del governo fascista. La caduta di Mussolini è decretata dai suoi gerarchi; tra loro Galeazzo Ciano suo genero e i ministri Dino Grandi e Giuseppe Bottai cofondatori del partito fascista i quali, nel corso del Gran Consiglio, gli negano la fiducia. Il Re pone agli arresti il Duce e affida il governo a Pietro Badoglio.

È questo il momento in cui si passa dalla dittatura fascista a quella militare. Vengono abrogate le leggi fasciste ma inspiegabilmente restano in vigore quelle razziali. Con la severa ordinanza del generale Roatta, i militari assumono pieni poteri per l’ordine pubblico; viene dichiarato il coprifuoco e posto divieto alle manifestazioni pubbliche. Picchetti armati presidiano gli edifici pubblici, stabilimenti, sottostazioni elettriche. Le truppe sono consegnate in caserma pronte a intervenire. La situazione appare assai seria e gli eventi successivi lo confermeranno.

Alla notizia dell’arresto di Mussolini la popolazione scende nelle strade per manifestare la gioia; scompaiono dagli occhielli delle giacche i distintivi del PNF; giovani ed anziani si affannano per abbattere fasci littori, teste e busti del duce. Scale e corde appaiono in pochi minuti come se fossero state tenute in serbo per l’occasione. Con mazze e scuri chi arriva per primo sbreccia i simboli del regime dimostrando quanto improvvisamente siano aborriti.

Vengono liberati i detenuti politici dalle "Nuove"; la speranza nel ritorno dei militari a casa è grande. Invece la guerra continua e continuano i bombardamenti delle città.

Intanto nei primi giorni di settembre del ’43 gli Alleati sbarcano nell’Italia peninsulare sempre ben accolti dalla popolazione.

Armistizio

A 45 giorni dalla formazione del nuovo Governo, l’8 settembre 1943, gli Alleati annunciano alla radio la notizia dell’armistizio, segretamente firmato cinque giorni prima, mentre le loro truppe avanzano nella penisola. Il giorno successivo il Maresciallo Badoglio, firmatario della tregua, la famiglia reale ed il prode generale Roatta -senza nulla predisporre per la resistenza militare- si rifugiano a Brindisi.

La riprovevole decisione provoca la disgregazione dell’esercito lasciato senza istruzioni operative. I tedeschi ci considerano traditori, scattano i piani prestabiliti in previsione di tale eventualità, perciò occupano la città di Roma e quello che resta dell’Italia affluendo in massa dal nord est con carri armati Tiger e le Panzerdivisionen SS. La segnaletica stradale si arricchisce di incomprensibili indicazioni.

Ha inizio un periodo storico triste e ancora più difficile. Il nostro esercito è sbandato; gli alti ufficiali fuggono; i militari sono ricercati dai tedeschi. Per sfuggire all’internamento in Germania i militari sbandati e i nuovi renitenti alla leva raggiungono le zone montane.

In totale i soldati italiani internati negli innumerevoli lager per il rifiuto di continuare a combattere accanto ai nazisti saranno oltre mezzo milione, provenienti dalle 25 divisioni stanziate in Patria e dalle altre sparse in Francia, Croazia, Dalmazia, Montenegro, isole, Albania e Grecia.

Foibe

Fra il 1943 e il 1946 inermi cittadini e militari italiani vengono assassinati dai partigiani comunisti slavi e gettati in cavità naturali della zona carsica: le foibe. Altri 350mila nostri connazionali sono costretti ad emigrare perché considerati anticomunisti. Torino ne accoglie 25mila e assicura il lavoro ai capofamiglia.

Delle foibe per troppi anni, in Italia si è parlato poco. Una pagina così dolorosa della nostra storia recente era forse troppo difficile da leggere. E questo ha impedito anche agli storici di trovare un accordo sul numero delle vittime, che sono state sicuramente diverse migliaia.

La "congiura del silenzio" coprirà per tanti anni dopo la fine della guerra quel moto di odio e furia sanguinaria. Solo dall’anno 2005 per volere del capo dello Stato, il 10 febbraio si celebrerà la Giornata del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati.

Resistenza - C.L.N.

Nascono spontaneamente le prime formazioni armate partigiane contraddistinte con nomi significativi tipo Giustizia e Libertà, Matteotti, Garibaldi, Autonomi, Monarchici composte da giovani aventi tutti per obiettivo la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, guidate da persone capaci e coraggiose, rifornite dagli Alleati di cibo e di armi mediante lanci aerei notturni.

Si formano così i CLN - Comitati di Liberazione Nazionale - e ha inizio, nella clandestinità, laResistenza definita anche guerra patriottica di Liberazione che coinvolgerà circa quattro milioni di combattenti, fiancheggiatori e familiari fra i due opposti schieramenti.

I primi a costituire le bande armate sono i reduci validi scampati alla ritirata in Russia; coloro che hanno subito il comportamento dei tedeschi nei loro confronti e assistito ai soprusi nei riguardi della popolazione sovietica. Tali gruppi di combattimento agiranno anche a fianco delle truppe Alleate nella loro avanzata verso il nord della nostra penisola.

R.S.I. - C.N.R.

12 settembre 1943: con una spettacolare azione i tedeschi liberano Mussolini, prigioniero del governo Badoglio al Gran Sasso. Invitato (o meglio obbligato) da Hitler, egli raduna a Salò i gerarchi fascisti rimastigli fedeli.

Nel giro di pochi giorni istituisce la Repubblica Sociale Italiana la cui milizia prende il nome di Guardia Nazionale Repubblicana destinata ad operare in concerto (se non agli ordini) dei tedeschi contro i partigiani. Decima Mas e Brigate Nere ne sono le frange più attive.

I loro nomi rievocano immagini di montagne rastrellate, di case razziate e bruciate, di civili trucidati, di partigiani impiccati o fucilati, di rappresaglie e contro-rappresaglie con una lievitazione dell’odio reciproco che sfocia in crimini orrendi.

L’Italia è divisa in due: due governi, due potenze occupanti, due ideologie. Inizia così la guerra fratricida. Entra in vigore il coprifuoco.

Da alleato a nemico

13 ottobre 1943: il governo Badoglio dichiara guerra alla Germania. Da parte degli Alleati ai soldati italiani non viene riconosciuto, però, lo status di "alleati". Per sottolineare la condizione di nazione vinta che ora combatte dall’altra parte del fronte viene inventata la dizione cobelligeranti.

Tre giorni dopo avviene il rastrellamento nazista nel ghetto di Roma: 1023 gli ebrei deportati in Germania; 244 bambini e 188 anziani sono gasati subito all’arrivo. Alla fine della guerra risulteranno vive 16 persone.

Bombardamenti diurni

Nell’autunno del ’43 Torino registra le prime incursioni e i bombardamenti diurni. L’otto novembre oltre duecento aerei colpiscono principalmente la barriera di Nizza; anche l’ospedale delle Molinette è colpito.

Il giorno dopo La Stampa titola: «Torino nuovamente colpita ma sempre indomita fortifica nell’odio verso il turpe nemico l’ansia e la volontà di Vittoria». Non serve più essere pendolari. I torinesi affrontano nuovi e forti disagi per i continui pericoli dovuti ora anche ai mitragliamenti dei treni sulle strade degli sfollati. Nei punti caldi si scavano fossati ai bordi delle strade per dar modo di trovar scampo.

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