La Seconda Guerra Mondiale
1940 -1945

Premessa

Prima della guerra, da diversi secoli, in Italia regnavano i Savoia, di conseguenza l'assetto istituzionale era monarchico. In quegli anni il sovrano era Vittorio Emanuele III, timido, autoritario, modesto di idee.

Nel 1922 aveva affidato il governo della Nazione a Benito Mussolini, duce del fascismo che, con il Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, nel 1929 si era assicurato anche l’appoggio del Vaticano.

Se negli anni '30 Mussolini era ben voluto da gran parte della popolazione successivamente il suo regime totalitario, la lunga serie delle imposizioni fasciste, le leggi razziali contro gli ebrei lo resero sempre meno gradito agli italiani; infine la sciagurata alleanza nazinipponica e l’entrata in guerra che hanno trascinato l'Italia nelle rovinose sconfitte del conflitto mondale prima e nella deprecata lotta armata fratricida successivamente, lo hanno definitivamente condannato.

Guerra

Il primo settembre del 1939 con l’invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche ha inizio - di fatto - la seconda guerra mondiale.

L’Italia dichiara la non belligeranza, ma l’impegno sarà presto dimenticato. Il dieci giugno 1940 Mussolini ormai certo della vittoria tedesca, convinto da Hitler di dividersi il dominio dell’Europa, dichiara guerra alla Francia e all’Inghilterra: doveva essere la guerra lampo, invece durò cinque anni.

Nelle città

Si allestiscono i rifugi antiaerei, i monumenti vengono protetti con sacchetti di sabbia, ci si esercita nell’uso delle maschere antigas e nel modo di prestare soccorso ai feriti. Comincia la distribuzione delle tessere annonarie per l’acquisto dei generi razionati.

Tutti gli uomini validi non addetti alla produzione bellica sono convocati nelle caserme, vestiti in grigioverde, armati di fucile e baionetta e rapidamente addestrati. Due giorni dopo l’entrata in guerra, Torino subisce il primo bombardamento notturno.

Il suono delle sirene, lo scoppio delle bombe, il fracasso dell’antiaerea ci convincono che anche noi civili siamo in guerra.

Vittorie

Il 14 giugno 1940 i tedeschi entrano trionfalmente in Parigi e una settimana dopo l’Italia attacca militarmente militarmente la Francia che, dopo appena 14 giorni, firma l’armistizio. La propaganda fascista assicura gli italiani che anche l’Inghilterra si arrenderà entro pochi giorni, ma così non sarà!

Belligeranti

Il conflitto prende fisionomia: da una parte il "patto d’acciaio" tra l’Italia, Germania e Giappone (l’asse Roma Berlino Tokio detto anche Ro Ber To) dall’altra gli inglesi, francesi, russi e, più tardi, americani: gli Alleati. La guerra si estende: le truppe italiane invadono in Africa la Somalia britannica (agosto 1940), l’Egitto (settembre), poi la Grecia (ottobre) e la Jugoslavia (aprile 1941).

Il conflitto coinvolge popoli che non conoscono neppure le ragioni per le quali si combatte sulle loro terre. In effetti è l’alleato tedesco, validamente addestrato e ben equipaggiato, che sopporta il peso della guerra.

È stato preparato alla lotta fatta di carri armati, di rapide avanzate in autocarri, di armi moderne, di una poderosa arma aerea, rifornimenti organizzati, vitto adeguato condiviso con gli ufficiali.

Impreparati

Ben diverso è l’addestramento e l’equipaggiamento dei nostri soldati, quindi il risultato delle battaglie. L’offensiva contro la Grecia del 28 ottobre 1940, voluta da Mussolini in contraddizione ai consigli di Hitler, si rivela subito un drammatico fallimento.

L’Italia, così impreparata ad affrontare sei fronti di operazioni militari terrestri e navali, è entrata nel conflitto sulla scia delle vittorie tedesche confidando, ahimè, in un rapido epilogo vittorioso. Sconfitta per mare e per terra deve ricorrere all’intervento dei tedeschi per contrastare il predominio degli Alleati

Disagi - Privazioni

Per la popolazione comincia il razionamento del cibo. Dal dicembre 1940, per ordine del prefetto, il pane è confezionato con il 25% di farina di granoturco, quello ottenuto con farina di riso diventa subito duro come la pietra. Non vedremo il pane normale che molti mesi dopo la fine della guerra.

L’assegnazione di 200 grammi di pane al giorno presto si riduce a 150; carne solo al martedì e al sabato; un uovo alla settimana. Le mamme, al mercato, fanno la fila per comperare le patate. Pasta, olio, burro, strutto, lardo e zucchero si acquistano consegnando gli appositi tagliandi delle tessere annonarie personali, anche il sapone è razionato, come pure i fiammiferi (50 al mese più 200 cerini); dall’acqua marina ricaviamo il sale (fortunata la popolazione rivierasca).

Pure il rinnovo dell’abbigliamento personale è regolato dalle "tessere". Il carburante è limitato a chi è autorizzato ad usare l’automobile, compaiono le auto a metano e a carbonella. Circolano solo veicoli con fari azzurrati e bande bianche sui parafanghi. I pneumatici sono introvabili, quelli delle auto ferme sono requisiti per l’esercito; ridotti anche i treni. L’unico mezzo di locomozione resta la bicicletta.

Impossibile reperire cuoio per la risuolatura delle scarpe. Le sigarette si acquistano con la tessera: una fortuna per i non fumatori che le usano come merce di scambio. I giornali, ben inzuppati d’acqua, pressati a forma di palle essiccati al sole, contribuiscono al riscaldamento dell’abitazione.

Con rottami di rame e acido solforico, rischiando la salute, si produce il verderame per scambiarlo con il pane dei contadini. Sebbene sia vietato l’accaparramento, si sviluppa la borsa nera: il commercio clandestino dei generi razionati con il quale molti disonesti si arricchiscono. Si diffonde la ricerca di cibo nelle campagne attorno alle città.

A giugno, dopo la mietitura, aiutiamo i nostri genitori a spigolare nei campi di grano per ricavarne chicchi che, ridotti a farina nel macinino del caffè, assicurano qualche pagnotta in più al pranzo. Dal marzo 1941 viene vietata la vendita di panettoni, pasticceria fresca e gelati; introvabili banane, arance e mandarini.

Vi posso assicurare che, quando ci mettevamo a tavola, noi ragazzini trovavamo tutto di gradimento e nessuno avrebbe osato dire: Questo non mi piace, anche perché intanto non c’era alternativa. Tra l’altro non abbiamo più visto il cioccolato per cinque anni. Ci mancava proprio, come ai nostri genitori mancava la tazzina di vero caffè e dovevano accontentarsi del surrogato a base d’orzo.

Ercole Secondo, Ercole Secondo, Ercole Secondo, Ercole Secondo, Ercole Secondo, Ercole Secondo Secondo Ercole, Secondo Ercole, Secondo Ercole, Secondo Ercole, Secondo Ercole, Secondo Ercole Seconda guerra mondiale, Seconda guerra mondiale, Seconda guerramondiale, Seconda guerra mondiale, Seconda guerra mondiale, Seconda guerra mondiale Padre Ruggero, Padre Ruggero, Padre Ruggero, Padre Ruggero, Padre Ruggero, Padre Ruggero